Prostituzione in un Centro Benessere

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Si legge nella sentenza, “con specifico riferimento al ricorso per cassazione per vizio di motivazione del provvedimento del Tribunale del riesame, in merito alla consistenza dei gravi indizi di colpevolezza, si è inoltre osservato che alla Corte “spetta il compito di verificare, in relazione alla peculiare natura del giudizio di legittimità e ai limiti che ad esso ineriscono, se il giudice di merito abbia dato adeguatamente conto delle ragioni che l’hanno indotto ad affermare la gravità del quadro indiziario a carico dell’indagato, controllando la congruenza della motivazione riguardante la valutazione degli elementi indizianti rispetto ai canoni della logica e ai principi di diritto che governano l’apprezzamento delle risultanze probatorie”

Secondo i giudici nel caso in specie “emerge con chiarezza la sussistenza della lacuna motivazionale dedotta dal ricorrente”, infatti “un generico richiamo al provvedimento applicativo della misura oggetto di impugnazione, il Tribunale osserva che i fatti attribuiti al ricorrente sono stati accertati nell’ambito di una più vasta indagine, sulla quale, però, non viene fornita alcuna indicazione ulteriore, limitandosi l’ordinanza impugnata a specificare che la stessa riguardava alcuni “centri benessere” all’interno dei quali, secondo le sommarie informazioni acquisite dai clienti, alcune cittadine cinesi, impiegate come massaggiatrici, praticavano il meretricio”
Questo è l’orientamento della Corte di Cassazione emerso con la Sentenza del 21 marzo n. 15968 che ha esaminato un caso in cui il Tribunale di Verona, con ordinanza del 30.7.2013 ha rigettato la richiesta di riesame presentata avverso l’ordinanza applicativa della misura cautelare degli arresti domiciliari emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Verona nei confronti di un uomo, indagato insieme ad altri, per reati commessi all’interno di un centro benessere dove alcune massaggiatrici praticavano, dietro pagamento, atti sessuali consistiti in toccamenti e masturbazioni, violando pertanto gli artt. 3 n. 8 e 4 nn. 5 e 7 legge n.75 del 1958 proprio in quanto titolare dell’attività.