Provvedimenti giudiziari ed Imposta di registro

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LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE SESTA CIVILE

ha pronunciato la seguente: ordinanza n. 12736 il 7 Maggio 2014

sul ricorso 17438-2013 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore Centrale pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende, ope legis;

– ricorrente –

contro

O.T., L.F., L.D. – successori ex lege di L.A., elettivamente domiciliati in ROMA, VIA CELIMONTANA 38, presso lo studio dell’avvocato PANARITI PAOLO, che li rappresenta e difende unitamente all’avvocato PASQUARELLA POTITO M., giusta delega a margine del controricorso;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 135/47/2012 della Commissione Tributaria Regionale di NAPOLI dell’8.6.2012, depositata il 25/06/2012;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 07/05/2014 dal Consigliere Relatore Dott. ROBERTO GIOVANNI CONTI e vista la relazione ex art. 380 bis c.p.c..

Svolgimento del processo – Motivi della decisione

L’Agenzia delle entrate ha proposto ricorso per Cassazione affidato ad un unico motivo, contro la sentenza resa dalla CTR Campania n. 135/47/2012 depositata il 25.6.2012 che ha riformato la sentenza resa dal giudice di primo grado che aveva ritenuto legittimo l’avviso di liquidazione relativo ad imposta di registro emessa in dipendenza della sentenza del tribunale di Napoli che aveva condannato il L.A. al pagamento di L. 30.000.000.000 oltre spese. Il giudice di appello, rilevato che la sentenza di primo grado era stata riformata in appello, riteneva fondato il ricorso della parte contribuente. L’Agenzia delle entrate deduce l’erroneità della sentenza impugnata in ragione della violazione del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 37 non incidendo in alcun modo sulla pretesa fiscale la sentenza di riforma non passata in giudicato. Le parti resistenti hanno depositato controricorso chiedendo il rigetto della censura. In prossimità dell’udienza le stesse parti hanno depositato memoria. Il motivo è fondato.

Il D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, art. 37, comma 1 stabilisce che “gli atti dell’autorità giudiziaria in materia civile che definiscono anche parzialmente il giudizio(come nella specie) “sono soggetti all’imposta anche se al momento della registrazione siano stati impugnati o siano ancora impugnabili…, salvo conguaglio o rimborso in base a successiva sentenza passata in giudicato”. Ora, la giurisprudenza di questa Corte è ferma nel ritenere che la sentenza che, anche parzialmente, definisce il giudizio è soggetta a tassazione, ancorchè non passata in giudicato, in quanto impugnata od ancora impugnabile; sicchè, l’ufficio del registro provvede legittimamente alla liquidazione dell’imposta, emettendo il relativo avviso, che è impugnabile per vizi, formali o sostanziali, suoi propri, vale a dire inerenti all’atto in sè, al procedimento che lo ha preceduto, oppure ai presupposti dell’imposizione. La riforma, totale o parziale, della sentenza assoggettata ad imposta nei successivi gradi di giudizio, e fino alla formazione del giudicato, non incide sul predetto avviso di liquidazione, ma integra un autonomo titolo per l’esercizio dei diritti al conguaglio o al rimborso dell’imposta medesima da fare valere in via autonoma e non nel procedimento relativo all’avviso di liquidazione cfr. Cass. n. 12757/2006; Cass. n. 6943/2001; Cass. n. 23468 del 12/11/2007; Cass. n. 9835/11; Cass. n. 6116/11-.

Ha quindi errato il giudice di appello nel ritenere che la sentenza di riforma di quella resa dal Tribunale di Palermo potesse elidere il presupposto tenuto a base dell’avviso di liquidazione, costituito dalla sentenza di condanna resa nei confronti del dante causa dei controricorrenti.

Ne consegue che gli elementi addotti dalla parte contribuente nel controricorso – passaggio in giudicato della sentenza della Corte di appello di Napoli – come anche in memoria (ove si allegano circostanze peraltro nuove) appaiono inconducenti rispetto all’esito della lite, essendosi la CTR conformata ai principi sopra esposti.

In accoglimento del ricorso la sentenza impugnata va cassata. Non occorrendo ulteriori accertamenti in fatto la causa può essere decisa nel merito ex art. 384 c.p.c. con il rigetto del ricorso della parte contribuente. Le spese del giudizio di merito vanno compensate ricorrendo giusti motivi, mentre le spese del giudizio di legittimità vanno poste a carico delle parti contribuenti e liquidate come da dispositivo in favore dell’Agenzia delle entrate.

P.Q.M.

LA CORTE Visto l’art. 380 bis e l’art. 375 c.p.c..

Accoglie il ricorso. Cassa la sentenza impugnata e decidendo nel merito rigetta il ricorso delle parti contribuenti.

Compensa le spese del giudizio di merito e condanna le parti resistenti al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 7000,00 per compensi, oltre spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, il 7 maggio 2014.

Depositato in Cancelleria il 5 giugno 2014