Mutamento di destinazione d’uso

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La sentenza n. 1444 del 2015 del Consiglio di Stato definisce  il mutamento di destinazione d’uso di un fabbricato che si ha per effetto del passaggio da una categoria funzionalmente autonoma dal punto di vista urbanistico ad un’altra e si traduce in un differente carico urbanistico, con la precisazione che lo stesso a volte avviene senza la realizzazione di opere a seguito del mero mutamento d’uso dell’immobile, altre volte si caratterizza per la realizzazione di quelle opere in assenza delle quali l’immobile non può soddisfare quella diversa funzionalità che comporta il trapasso da una categoria funzionalmente autonoma dal punto di vista urbanistico ad un’altra. Pertanto il mutamento di destinazione d’uso che riguarda un immobile si può avere corso solo nel rispetto della disciplina urbanistica vigente.

È però evidente come tutto il sistema ruoti intorno al concetto chiave di “categoria funzionale”, quale elemento che determina la rilevanza dei mutamenti di destinazione d’uso, ossia un concetto la cui determinazione era finora rimesso, giusta il disposto dell’art. 10 “Interventi subordinati a permesso di costruire” del d.p.r. 6 giugno 2001, n. 380 “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia”, alla sola legislazione regionale. Il più recente intervento normativo, dato dall’introduzione nel corpo dello stesso testo dell’art. 23 ter “Mutamento d’uso urbanisticamente rilevante”, come dato dall’art. 17, comma 1, lettera n), del D.L. 12 settembre 2014, n. 133, convertito con modificazioni dalla Legge 11 novembre 2014 n. 164, evidenzia una maggiore attenzione del legislatore nazionale sul tema, anche per i suoi evidenti risvolti sulla tutela della proprietà, materia certamente rientrante nella disciplina dell’ordinamento civile, di competenza statale.