Recupero crediti: no ad attività invasive se violano la privacy

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Le prassi adottattata per il recupero dei crediti caratterizzate da modalità di presa di contatto invasive e talora lesive della riservatezza delle persone tali da determinare una comunicazione ingiustificata a soggetti terzi rispetto al debitore, erano già state in passato censurate dall’Autorità con un provvedimento rivolto sia alle società di recupero crediti sia a quanti – finanziarie, banche, concessionari di pubblici servizi, compagnie telefoniche – svolgono questa attività direttamente. E’ quanto ha stabilito il Garante per la privacy con un suo provvedimento del 28 maggio 2015, a seguito della segnalazione di un abbonato Sky che lamentava la modalità di comunicazione utilizzata dalla società che a suo avviso consentiva ad estranei di conoscere la eventuale posizione debitoria a suo carico. La società dovrà comunque privilegiare per l’invio di solleciti di pagamento altre modalità, quali ad esempio la comunicazione via mail o l’invio di un messaggio in busta chiusa all’indirizzo del cliente, l’inosservanza del provvedimento del Garante da parte della società comporta il pagamento di una somma che può andare da trentamila a centottantamila euro.